16 MARZO 2008
SOLO IMMAGINI
di Giorgio Bolla
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“Dall’oceano del dolore dove la spuma sparsa è la malattia, le onde sono la vecchiaia e la terribile corrente è la morte, egli salverà le creature, che in esso si trascinano afflitte, con la grande nave della conoscenza”.
Asvaghosha (I sec. d. C.), Le gesta del Buddha (Buddhacarita canti I-XIV)
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Il rapporto di dipendenza che l’uomo ha con la macchina e viceversa, sta alla base di una individuale visione dell’essere. La corsa non è più fine a sé stessa ma diviene mezzo per quella grande ricerca dell’anima a cui Giorgio ha votato questa sua temporanea esistenza terrena.
Banalmente le sue due professioni potrebbero sembrare i mezzi per battere la morte: il medico che strappa alla Nera Signora un bambino e il pilota che a folle velocità stringe tra i denti quella sua vita impedendole di essere risucchiata dalle forze fisiche che dettano legge sulla pista.
Ma non è così!
Questo Giorgio lo spiega quando molto tranquillamente, quasi sussurrando, racconta i suoi atteggiamenti dell’anima e l’amore per i suoi due figli, Eleonora e Alberto.
I suoi atteggiamenti dell’anima, come appunto ama definirli, sono la poesia e il buddhismo.
Quest’ultimo, di cui devo confessare una totale ignoranza e che in assoluta incoscienza avrei detto anch’io essere una filosofia o una religione, è invece – come mi ha spiegato Giorgio - una ricerca personale.
Je me couche chez toi
avec confiance;
et puis je vais t’appeler
dans la nuit,
alors que le vent dessine
ta mémoire.
Dentro a folate di vento,
le belle mani
di mio nonno
sembrava che tornassero
a toccarmi,
dietro le svolte degli Appennini,
quelle di Pierpaolo.
Lei lo dice,
è simpatica,
ma adesso non so più bene
se andare ancora
o lasciare le cose
dentro ai miei pensieri.
Il vento è il Signore
di tanti,
e sotto le pietre
continua a luccicare
questa luna nel pozzo
§
Sarai uno dei miei rimpianti.
Come colonne nella sala
delle ombre;
dietro il fiume
avremo l’ordito del tempo,
e giocheremo
a toccarci
i pensieri.

Quelle che leggete sono le poesie di Giorgio Bolla: un poeta. Perché ho voluto sottolineare un poeta? Perché nella miriade di definizioni che si possono affibbiare a Bolla e alle altrettante in cui lui stesso si ritrova una ed una sola è quella con cui vuole essere riconosciuto oggi: poeta appunto!
Sebbene non siamo qui a parlarvi della sua collocazione in questa società, trovo doveroso dirvi qualcosa anche di quello che Giorgio fa prima di spiegarvi perché egli sia poeta e quali siano le caratteristiche della sua poesia.
Sintetizzando si potrebbe dire che Giorgio Bolla è nato ad Adria cinquant’anni fa e che nella vita di tutti i giorni fa il chirurgo pediatrico ed il pilota automobilistico. Due professioni che lo occupano, lo appassionano e lo influenzano artisticamente.
Giorgio ci tiene a sottolineare la differenza tra quelli che chiama i suoi lavori e quelli che invece definisce gli atteggiamenti dell’anima - che sono la poesia e il buddhismo - , consapevole comunque che le interferenze degli uni negli altri rendono la sua vita tanto piena di immagini.
Il lavoro di chirurgo gli ha dato modo di avvicinarsi a situazioni sociali di grande impatto emotivo, come può essere stato il periodo trascorso in India per aiutare i bambini più poveri, e da cui ha riportato esperienze che si ritrovano in versi molto particolari della sua poesia, ad esempio l’incontro con i ragazzini affascinati dal colore chiaro dei suoi occhi di “Adesso abbiamo questo”.
Un’esperienza di continua analisi delle proprie emozioni e delle reazioni alla vita alla ricerca di significati che risulterebbero incomprensibili e soprattutto senza evidente importanza a qualsiasi altro essere umano.
Personale appunto.
Devo dire che mi ha affascinato molto quello che ho potuto conoscere della vita e delle attività di questo poeta e che, altrimenti, non avrei apprezzato allo stesso modo i suoi versi. Questo però va contro quello che Giorgio vorrebbe e mi dispiace confessare che pur avendo assimilato la sua poesia non posso negare che la sua persona e i suoi racconti abbiano in parte influenzato il significato che essa ha poi assunto dentro di me.
La poesia – altro suo atteggiamento – è per lui veicolo per le immagini!
Solo immagini. Come ha intitolato la raccolta scritta tra il 1997 e il 2006.
Perché i flash, esclusivamente visivi e cromatici, che si formano nella sua mente in seguito ad esperienze – di un minuto prima o di due anni fa è indifferente – sono concetti ben definiti, significati inopinabili, insomma verità a cui il poeta giunge con la sua ricerca e che vuole trasmettere attraverso la sua composizione artistica in modo che il lettore li assimili e se ne appropri trasformandoli in significati per la sua esistenza.
Spero che l’autore non me ne voglia ma la visione che tutto questo mi da è di: poeta come cuoco! Giorgio mischia i molti ingredienti del suo essere e prepara piatti che diverranno sensazioni gustative individuali in chi li mangerà senza però stravolgere l’essenza di quei piatti.
Ed essere un buon chef non è da tutti! Solo i più sensibili riescono a tradurre in buoni piatti la loro originale visione!
Allo stesso modo non tutti i poeti riescono a tradurre i loro pensieri in modo che una volta letti quelle loro verità vengano assimilate dal lettore.
Per questo Giorgio ritiene che la poesia non sia da tutti. Certo molti possono provarci ed ottenere risultati anche di pubblico ma molti versi restano fini a se stessi e non lasciano nulla più di un ricordo e molte volte nemmeno quello nella mente del lettore.
Giorgio vuole che le sue poesie restino impresse nell’animo della gente. Vuole condividere quelle immagini con il mondo intero ed in questo troviamo il significato più religioso - se vogliamo - della sua creazione.
La poesia come salmo, la poesia come Veda…la poesia come moderna scrittura per aiutare l’uomo nella sua ricerca.
E’ bello vedere come nei suoi versi appaia sempre la sorpresa della rivelazione. La sorpresa dell’uomo nello scoprirsi poeta.
presentazione a cura di
Michela Fragona
Adesso abbiamo questo,
e anche i poeti cercano
di capire.
Le regard de la finesse
ou de la beautè ;
avevate voglia di guardarmi gli occhi
le mani a toccare
la timida velatura,
con in faccia il golfo
il caldo della mia stanchezza,
abbiamo voluto il gioco delle mani
sul vostro palloncino,
nell’aria di un attimo
Quando finisce il suono;
la nebbia riempie la corsia,
in fondo.
Lì ho mangiato,
ma il posto non c’è più.
Sai,non posso passare
tutta la sera
a guardare.
Solo,e basta.
Poi…..?
Forse il poeta è padrone
del tempo,
e anche dei suoi sogni.
Un altro aspetto che mi ha colpito molto dell’uomo è il suo amore per i figli. Da ognuna delle sue parole, dall’orgoglio palese nel raccontare i successi dell’uno e dell’altro, traspare non solo il sincero affetto che unisce i tre ma la fondamentale influenza che questo sentimento ha avuto nella creazione artistica del poeta.
Credo che quel suo essere padre, quell’aver sconfitto per l’ennesima volta l’ineluttabile caducità del corpo lasciando un’immagine di sé nei suoi figli sia alla base di molti suoi versi in cui l’immortalità dell’anima attraverso la discendenza è espressa con chiarezza e determinazione.
Ci sono altri due aspetti che si possono rilevare nella poesia di Bolla e di cui potremmo discutere all’infinito: il tempo e la religione.
Il tempo e lo spazio – dimensioni che regnano sovrane nella nostra esistenza – si intrecciano nei suoi versi quasi a creare dimensioni parallele. Piani paralleli alle nostre esistenze nello spazio ma che temporalmente sembrano aggrovigliarsi in spirali che li trasformano in versi particolarissimi e a volte di difficile comprensione anche per la mente più aperta.
La religione invece – che nulla ha a che fare con il buddhismo di cui parlavamo prima – è quel suo essere uomo religioso indipendentemente dalla fede o dalla filosofia seguita. E’ l’essere naturalmente dedito alla preghiera - qualsiasi forma essa assuma - e alla comprensione di quello che c’è oltre la nostra esistenza terrena.
Quella stessa esistenza terrena che a guardar bene non ha più molta importanza se messa al cospetto dell’infinita vita dell’anima che si può esprimere con la poesia.
Il lavoro di pilota, che lo ha visto affermarsi l’anno scorso come vincitore del Campionato Europeo Turismo Endurance per la classe 24 ore Special 2000 con la BMW e che quest’anno lo vedrà affrontare il Campionato Italiano Gran Turismo con la Ferrari, è quello che gli ha permesso di creare personalissime immagini legate soprattutto al rapporto di amore e odio che il pilota Giorgio vive costantemente con la sua auto.
Quel legame con un oggetto – perché questo è a guardarla obiettivamente un’auto - che per molti potrebbe apparire esagerato o senza senso diviene invece fondamentale sentimento che sprigiona versi di indiscussa intensità e introspezione.