BRUNO BULEGATO
pittore scenografo
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Vaso di Fiori - 1995 - Olio su tela - cm. 50x70

Bulegato opera con
due distinte tecniche, entrambe composite ed elaborate. Ciò che a prima
vista definiremmo come acquerello è invece qualcosa in più: un acquerello
costruito su una base serigrafica e spesso completato con un uso insolito
del pennarello. A colpirci quale caratteristica peculiare del fare di questo
pittore in questo primo gruppo di opere è certamente l’uso del nero: colore,
o assenza di luce, che definisce prepotenti zone d’ombra, zone di
determinata “arrabbiatura”, contrapposte con deciso “carattere” alle zone di
tinte brillanti. Altrettanto elaborata la tecnica a olio, costruita in tre
fasi successive e caratterizzata dalla stesura di corpose masse di colore,
piuttosto che di superfici liquide. Il pennello viene quindi affiancato
dalla spatola e l’artista procede a creare muri, tetti, balconi quasi come
un muratore che stende tratti di intonaco.
Elemento fortemente
distintivo dello stile di Bruno è il colore, giustamente definito quasi
tridimensionale (A. Di Graci). Le tinte, disposte le une accanto alle altre,
creano lo spazio e dai loro contrasti o dai loro accordi si accentua la
profondità prospettica, si evidenzia lo scorrere dei piani verso il fondo
dell’immagine. E’ quindi un uso del colore che viene da definire
“costruttivo”, proprio per questa capacità di modellare la spazialità e di
rendere la tridimensionalità dei soggetti rappresentati.
La luce che splende tanto negli acquerelli quanto nei lavori a olio è la
luce degli assolati pomeriggi estivi, il bagliore del sole agostano,
zenitale; un sole che con i suoi raggi colpisce tutto e non lascia luoghi
ove nascondersi, un sole quindi che costringe la realtà a rivelarsi e
denudarsi, senza concedere riparo o nascondiglio. E’ una luce che ci appare
senza tempo, che ci mostra campielli, salizade, rive come avrebbero potuto
essere secoli fa esattamente come potrebbero essere ora.

In quest’ultimo caso
è l’osservatore stesso a configurarsi quale attore e a rappresentare la
propria vita davanti alle “finestre scenografiche” ideate da Bruno e appese
alle pareti. Questi paesaggi sono quindi come dei “luoghi ideali”,
all’interno dei quali chiunque può essere protagonista nel momento in cui si
pone in relazione spaziale con il dipinto.
Un’ultima riflessione che in questa sede va proposta è certamente sul ruolo
della presenza o, meglio, dell’assenza umana nei paesaggi. E’ una presenza
sfuggente, intuibile solo dagli indizi della vita quotidiana. Compaiono rare
figure sofferenti e poche maschere, dietro alle quali immaginare a seconda
dell’umore e dell’esperienza, una esistenza o un simbolo positivo o
negativo. Quindi una riflessione in se stessa e un invito alla riflessione.
A Bruno Bulegato l’augurio di una serena prosecuzione dell’attività
pittorica, per ritrovare il gusto di rappresentare il mondo e di
rappresentarsi con il proprio bagaglio di esperienza umana, e per catturare
ancora l’entusiasmo della ricerca di nuovi esiti formali.
Lara Sabbadin dell'Esposizione


PROSSIMAMENTE
SARANNO DISPONIBILI ANCHE UNA BREVE BIOGRAFIA DELL'ARTISTA E L'ELENCO DEI PREMI CONSEGUITI


I soggetti che
vediamo rappresentati e che Bruno ama ritrarre sono i paesaggi, in
particolare veneziani. Quella che scorgiamo anche in questa raccolta è una
Venezia particolare, personale, rivisitata a distanza dalla mente del
pittore, spesso ricostruita dopo un’intima riflessione. Osservando un
dipinto dietro l’altro, accostandoli anche nella mente come sono accostati
lungo le pareti delle sale, possiamo renderci conto dello studio fatto
dall’artista sul suo soggetto: un metodo che rimanda a famosi pittori
impressionisti, i quali si sforzavano di cogliere uno scorcio, un paesaggio,
un angolo nelle diverse ore del giorno, nelle diverse stagioni dell’anno,
insomma colpito dalle infinite gradazioni della luce.
I luoghi raffigurati, sia che si tratti di angoli veneziani che di scorci
di campagna veneta caratterizzati da case coloniche immutate nel tempo, o
ancora di pittoreschi paesini laziali abbarbicati sulle dolci pendici
appenniniche, hanno la peculiarità specifica e qualificante di avere un
forte vissuto storico, che li pone spesso al di fuori di una precisa
collocazione temporale. Il modo di disporsi delle case, delle pareti, dei
parapetti, dei ponti attorno ai campielli veneziani o lungo le vie dei
borghi storici rivela con forza la grande capacità scenografica di Bulegato:
gli elementi che compongono i paesaggi si dispongono in modo tale da creare
una vera e propria quinta scenica, davanti alla quale ogni osservatore può
immaginare lo svolgersi della pièce, di fantasia come di reale vita vissuta.
Cervara di Roma - Olio
Sul
ricco e intenso curriculum di Bruno Bulegato, vecchia conoscenza
dell’associazione culturale A. Pizzinato, poche parole vanno spese data la
celebrità dell’artista: una vita di pittura, professionista dell’arte
universalmente riconosciuto dalla critica. In questa sede una sola cosa è
d’obbligo tenere a mente per apprezzare fino in fondo la scelta di opere
proposta: l’importanza determinante dell’attività di scenografo svolta da
Bruno, un ruolo che a piena ragione egli sottolinea anche nel titolo
dell’esposizione.