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Associazione Culturale ARMANDO PIZZINATO - Via Sant'Elena n. 10 - 30174 CHIRIGNAGO VENEZIA - tel. 334 8774596
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Questo gruppo di lavori esprime sempre più libertà anche nei colori e nelle forme: il legame con l’oggettivo è sempre più labile, sempre più proiettato verso il simbolico, verso il tratto semplicemente evocativo (spesso di una condizione interiore, ma condivisibile con l’intero genere umano: libertà di un concetto intimo ma universale come il bisogno spirituale e meditativo, e ancora libertà del corpo dalle convenzioni sociali imposte per esempio dai cliché dell’abbigliamento, libertà che si esprime solo nel nudo). Quindi forme pure, aperte, segni che si propongono come “significanti” dai molteplici “significati” e colori che perdono sempre più il contatto con le variazioni cromatiche per trasformarsi in luce incontaminata, luce che determina a fianco dell’atmosfera le forme degli oggetti, dei profili e delle architetture; ancora luce che riflette l’energia dei muscoli dei cavalli in corsa, colti nel momento di corsa a briglia sciolta e di esplosione di potenza fisica.
Le tele, dunque, si configurano come un punto cruciale di un intenso percorso di affrancamento, fondato sulla “fatica” della ricerca, sull’instancabile lavoro con i pennelli e con il pensiero, sull’osservazione sperimentale delle correnti elettriche dell’animo e dell’organismo, un percorso fondato sul coraggio non comune di una donna che accetta e a volte cerca le sfide.
Imprescindibile in un cammino di questo spessore è il rapporto con il pubblico, instaurato attraverso un profondo dialogo intelletivo e sensoriale. Una sfida che viene ribaltata al di fuori della tela, alla “ricerca” di persone che sappiano e riescano a cogliere la portata umanamente sostanziale dell’anelito alla “libertà”.
Lara Sabbadin


ESPOSIZIONE PRESSO
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16 SETTEMBRE 2007
Maternità - Acquerello su carta
cm 50x70
L’incontro con Annamaria Olmo e con le sue opere non è mai casuale, non è mai veloce né semplicemente esteriore. Il rapporto con le sue tele e con i suoi acquerelli va creato dopo una fase di silenziosa meditazione, una sorta di check-in prima di iniziare un viaggio di scoperta interiore che parte dal piccolo spazio davanti l’opera e finisce chissà dove all’interno dell’osservatore.
Una volta che ci si è piazzati di fronte al quadro ci si sente sotto esame, ci si sente interrogati e questa è certo una delle maggiori doti del modus pingendi di Annamaria: si stabilisce infatti un dialogo tagliente fatto di domande pressanti e profonde tra il soggetto rappresentato e chi riesce a guardarlo con attenzione e curiosità. Ogni opera “lancia il guanto”, lancia una sfida al proprio spettatore, lo invita ad avvicinarsi e ad allontanarsi, a muoversi di lato o ad abbassarsi, lo invita soprattutto a cercare la luce giusta allo scopo di entrare nel vivo di un messaggio, di un’idea, spesso di uno stato d’animo.
Il movimento è una componente determinante per quest’artista: movimento obbligatorio per l’osservatore ma speculare e simmetrico rispetto a quello compiuto dall’artefice. Annamaria non sta mai ferma, è un dato noto e innegabile ma che allo stesso tempo va sempre sottolineato; il rapporto spaziale tra pittore e modello diventa soggettivo, diventa parte dell’opera stessa a causa di una distanza che progressivamente si annulla per diventare “contatto fisico”, per permettere l’instaurarsi di un’empatia profonda, che nasce spesso proprio dall’accostamento diretto, “dito contro dito”. Osservando le pose assolutamente ricercate, “difficili” e michelangiolesche per lo studio scrupoloso delle reazioni anatomiche, viene spontaneo immaginare la singolare e inedita posizione dell’artista nel ritrarle.
cm 40x50
Di nuovo, ciò che Annamaria propone a chi guarda i suoi lavori lo prospetta a se stessa: in questo caso la sfida di un tema difficile da restituire correttamente ed espressivamente, ovvero non certo solo esercizio ma anche comunicazione.Dunque angolature e atteggiamenti insoliti ai quali si aggiungono colori atipici, dal pregnante significato emotivo: ritratti in blu e rosso, luci verdi che illuminano schiene e braccia, temi di maternità e abbracci giocati su attenti contrasti di tinte calde e fredde… insomma un uso del colore che nasce e si sviluppa nella mente del pittore per poi trasformarsi sul foglio, nelle gradazioni delle campiture e nei successivi studi di uno stesso tema; un uso del colore che tradisce l’emotività e il sentire dell’artista piuttosto che adeguarsi semplicemente all’imitazione del vero. Uno dei grandi artisti del passato a cui Annamaria dichiara di guardare è significativamente Turner. Ma, all’interno della produzione di questo pittore, è la serie di acquerelli dipinti a Venezia ad attirare la sua attenzione: un dato altamente indicativo perché proprio in queste opere è chiara la volontà di Turner di liberarsi dalla rappresentazione oggettiva di forme e spazi per concentrarsi sulle pure variazioni di colore.
Dopo un primo
“esterno” approccio all’opera di questa pittrice, viene spontaneo andare
oltre, cercando di andare “dentro”. Sullo sfondo si delineano così dei forti
contrasti che creano delle tensioni, vitali per l’espressione pittorica.
Pensiamo per un attimo agli acquerelli: campiture di colore libero, sciolto,
trasparente, che suggeriscono spesso leggerezza, inconsistenza, movimenti
delicati di stesura, tocchi di pennello più carico per le parti in risalto…
insomma una tecnica apparentemente lieve e piana ma che in realtà è l’esatto
opposto. E la scelta di una tecnica così “esigente” - che non permette
errori o ripensamenti e che spessissimo pretende studi, prove, progettualità
calibrata - non può che rivelarsi come “scelta di carattere”, scelta forte.
L’acquerello è acqua che si muove scomposta, deborda, si ribella agli argini
per la sua stessa natura: l’acquerellista dimostra quindi forza, volontà di
dominio di una materia tanto incontrollabile. Torna di nuovo il concetto
della sfida, che esiste in tutte le forme d’arte ma che qui si rivela in
modo particolare.
Il risultato di tanto impegno, di tanta calibrata perizia è per contro
quanto di più delicato ed evanescente si possa avere: il colore diventa
pulito e fragile come il vetro, plasmato però con la forza del fuoco che la
sua trasparenza permette sempre di cogliere. L’acquerello è un gioco
difficile, che necessità di lealtà e sincerita: non concede di barare né di
ricorrere a trucchi perché chi lo fa viene immediatamente smascherato.
L’acquerello di Annamaria inoltre ha sempre il grande vantaggio di non definire e di non porre confini; lascia quindi all’osservatore tutto lo spazio per immaginare e riflettere e per concedere alla mente di circolare libera tra le masse di colore, ripercorrendo ricordi e sensazioni emotive personali. Guardare uno di questi lavori è un po’ come tenere in mano una pellicola al negativo: i colori sono sfumati e le varie parti si fondono spesso l’una nell’altra, ma l’insieme poi si ristabilisce con ordine nella nostra mente, quando ricomponiamo l’immagine sulla scorta del nostro vissuto e del nostro sentire.
I paesaggi veneziani sfumati nella nebbia, nelle luci tenui delle albe e dei tramonti, rivelano al pari dei nudi un forte legame con l’atmosfera: l’aria è un elemento esistente, caratterizzato da una precisa composizione chimica e da ben determinate qualità fisiche (non va trascurato il fatto che la formazione culturale di Annamaria ha radici profonde nel campo delle discipline scientifiche). L’aria e lo spazio entrano in rapporto con i soggetti e questi elementi vanno rappresentati proprio in questa relazione, come ha dimostrato Leonardo per primo; non è quindi casuale che quest’artista prediliga quel particolare tipo di scultura che è il “non finito” michelangiolesco, una singolare e magistrale dimostrazione di compenetrazione tra i corpi e l’atmosfera che li definisce.
Comunque sia, raggiunto un obiettivo e vinta una sfida, Annamaria sta già lavorando per vincerne un’altra, il più delle volte con se stessa: sono le inquietudini, le contraddizioni interiori, il senso di insoddisfazione a determinare la forza creatrice, quella tensione di cui parlavamo che porta al bisogno di fare e provare, al bisogno di continuare a cercare più che a trovare semplicemente. Ogni idea, ogni soggetto che abbia qualche potenzialità espressiva viene esaminato da tutte le angolature, viene letteralmente sviscerato fino al completo palesarsi di tutte le sue sfumature: un colloquio tra artista e soggetto che si apre progressivamente fino alla totale conoscenza reciproca e all’esaurirsi degli argomenti di dialogo.
“Cercare” è appunto una delle parole chiave del verso dantesco, che si accompagna a “Libertà”, l’altro cardine basilare del percorso di Annamaria Olmo. Se gli acquerelli esprimono la libertà del colore sul foglio, senza nemmeno la guida del disegno, e la libertà di giocare con l’acqua creando e ottenendo gli effetti voluti, le tele rappresentano la libertà dai limiti e dalle convenzioni. Libertà non significa facilità; è una condizione che si conquista con sacrificio, e le tele impersonano la conquista della completa indipendenza nella scelta, nella gestione e spesso nella vera e propria fabbricazione dei supporti. Ancora libertà di effetti e risultati, di soluzioni inedite.


Vicenza - Olio su sacco trattato a mano, con foglia d'oro
cm 70x90
